Officine CST S.p.A., azienda che dal 2004 gestisce crediti sia performing che non-performing derivanti da forniture verso pubbliche amministrazioni, verso il mercato retail e corporate, da procedure concorsuali e crediti non-performing bancari (NPL), ha emesso il suo primo minibond per un importo di 4 milioni di euro con scadenza nel dicembre 2021 e con una cedola annuale fissa del 2,35%.
Il capitale versato verrà rimborsato alla scadenza del titolo, mentre gli interessi hanno una durata semestrale e sarà disponibile nel mercato ExtraMOT dal 9 dicembre 2019.
 L’emissione del titolo, la cui finalità è la crescita dell’azienda nelle sue attività caratteristiche e nei crediti problematici è stata sottoscritta dal fondo “Amundi Progetto Italia” gestito da Amundi SGR S.p.A.
Gianpiero Oddone, A.D. di Officine CST commenta così: “L’emissione del mini bond si inserisce perfettamente nel contesto aziendale. Questo consentirà all’azienda di incrementare l’impegno nella gestione dei crediti e di disporre di risorse finanziarie per supportare la clientela con soluzioni di deconsolidamento dei propri crediti problematici”.

La società Eidos Partners è stata il sole advisor del Fondo Amundi Progetto Italia e lo struttoratore del progetto stesso.

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Officine CST S.p.A. emette il suo primo minibond: sarà negoziato sul mercato ExtraMOT3

“Pillole” Umbria-Marche #18_2019

Nov 07, 2019

L’export marchigiano vola grazie al settore nautico
Nel primo trimestre del 2019 le esportazioni di mezzi di trasporti nautici aumentano a dismisura passando da 39 a 246 milioni di euro.
Sopra la media italiana che ha riscontrato un +2% rispetto allo scorso anno, le Marche si attestano al +5,8%.
La crescita delle esportazioni nei primi tre mesi dell’anno, secondo la Cna Marche, “non deve illuderci, perché togliendo il dato dei mezzi di trasporto e in particolare della nautica saremmo in territorio negativo e soprattutto perché sono ancora al palo i nostri settori manifatturieri tradizionali come la meccanica, la moda e il mobile”.
Riguardo agli altri settori crescono anche le esportazioni dei prodotti in legno, carta, prodotti alimentari e in metallo. Stabile invece il settore della meccanica.

Economia marchigiana: in quale direzione si dirige?
Un’indagine dettagliata dal Centro Studi Economia e Territorio ha cercato di rispondere a questa domanda per analizzare i possibili nuovi scenari.
Risultati dello studio sono stati riportati durante il convegno “Prospettive economiche – Quale Futuro per l’economia marchigiana” che si è tenuto il 27 giugno 2019 a cui hanno presieduto il Consigliere Regionale Mirco Carloni, Gabriele Alunno Magrini, direttore Banca d’Italia di Ancona ed economisti ed esperti finanziaria provenienti dal mondo accademico.
“Questo evento sarà per noi molto importante” commenta poco prima dell’inizio del convegno Jacopo Frattini, Presidente dell’associazione culturale Centro Studi Economia e Territorio, che continua “è molto significativo perché avremo diverse realtà a confronto e solo tramite il confronto è possibile avere un quadro generale della situazione..Nessun’idea è assoluta, ogni parere è importante e ci può aiutare a capire meglio come affrontare il prossimo futuro”.
Le attenzioni durante il convegno sono andate esclusivamente all’analisi della situazione economia attuale e sulle possibile vie future, il tutto nella speranza che vengano prese decisioni importanti per la società e l’economia della regione.

Vuoi conoscere le aziende che superano la crisi nelle marche?

Il settore costruzioni in Italia vede una ripresa dopo la brusca frenata dell’ultimo decennio
I dati del primo trimestre del 2019 sono infatti incoraggianti, con una crescita della produzione rispetto al 2018 e lo stesso trend sembra avere la regione marche. Molto di questo risultato si deve anche alle ristrutturazioni post-sisma nonostante in quelle zone ci sia stato un drastico calo delle imprese.
Questo è il quadro che emerge dal 5° rapporto dell’Osservatorio CEDAM.
“Dal rapporto emergono molte buci e qualche ombra” commenta il presidente CEDAM Antonio Mastrovincenzo, che continua “per quanto riguarda l’area del cratere credevamo ci fosse una più costante ripresa… Dovremmo lavorare molto di più sugli investimenti per aiutare le imprese a rilanciarsi…Tuttavia un segnale di ripresa c’è, ed è proprio da lì che dobbiamo ripartire”.

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“Pillole” Umbria-Marche #18_2019

Cisl di Marche e Umbria dibattono su economia e sviluppo – ESG89 Group attore in campo per rafforzare le sinergie

Gen 01, 1970

Si è svolto martedì 19 febbraio ad Assisi, presso la Domus Pacis, Santa Maria degli Angeli, il seminario di studio “Per una nuova Europa” promosso e organizzato dalla Cisl di Marche ed Umbria. Ai lavori, introdotti dal Segretario generale della Cisl Marche, Sauro Rossi, e conclusi dal Segretario Generale della Cisl Umbria, Ulderico Sbarra, sono intervenuti il prof. Stefano Allievi, dell’Università di Padova, su “Le sfide della convivenza tra demografia e immigrazioni” e il prof. Marcello Signorelli, dell’Università di Perugia, su “Quale futuro per l’Europa: l’economia, la moneta”.

<Cisl Umbria e Cisl Marche insieme hanno ragionato su temi sempre più comuni e sempre più vicini, come l’invecchiamento della popolazione, le sofferenze economiche, l’esodo dei giovani. – dichiara Ulderico Sbarra, Segretario generale della Cisl Umbria -. Sono tutti temi che riaprono la discussione sull’Italia di Mezzo e su un modello di sviluppo che non può che essere sostenibile, solidale e innovativo. Dobbiamo recuperare l’idea di comunità educante, propria del sindacato: la gente è stata lasciata da sola troppo a lungo e oggi siamo di fronte a un gap culturale, informativo ed educativo che deve essere colmato>.

<Per essere capace di rispondere meglio alle importanti sfide dello sviluppo economico e della sostenibilità sociale, l’Europa deve essere in grado di innovarsi – sottolinea Sauro Rossi, Segretario generale della Cisl Marche -. Per farlo, è necessario superare la fase difficile che stiamo attraversando modificando approcci come i vincoli di bilancio che non distinguono tra investimenti e spesa corrente. Per salvare la propria anima sociale, l’Europa ha bisogno di ripensarsi unendo i popoli aiutandoli a trovare nuove forme di cooperazione>.

<Si deve parlare di futuro dell’Europa perché l’Italia non può farne a meno, ma non di questa Europa che con politiche sbagliate e regole inadeguate ha contribuito a determinare una seconda stagnazione nell’Eurozona, una recessione tecnica in Italia – ha aggiunto il professor Marcello Signorelli del Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia -. Il futuro dell’Europa deve ripartire da un rilancio economico tramite investimenti pubblici, che sono la componente di spesa pubblica più sacrificata in questo decennio di lunga crisi. Va applicata la regola aurea, che da anni anche la Cisl propone, di togliere dal conteggio del deficit la spesa per investimenti pubblici, ricerca e sviluppo e in istruzione: voci che hanno un impatto pluriennale e un elevato moltiplicatore sulla crescita economica».

ESG89 Group oramai dal Bilaterale Umbria-Marche – Glocal Economic Forum ESG89 di Ottobre 2018 ha deciso di impegnarsi per rafforzare gli incontri di studio fra gli stakeholder delle due regioni. Ha infatti predisposto una serie di meeting pubblici e privati sia in Umbria che nelle Marche al fine di stabilire una cabina di regia stabile. Gli Appennini e un diffuso campanilismo sono stati per anni un ostacolo alla collaborazione ed alle sinergie fra i protagonisti di queste due regioni. Ora con l’opera quotidiana di ESG89 Group che sta sollecitando e coinvolgendo centinaia di attori economici su questo tema, l’obiettivo è a portata di mano. Umbria e Marche, infatti, collaborando insieme possono essere più significative a livello nazionale e internazionale.

<La sfida è tutta da giocare – afferma Giovanni Giorgetti Ceo di ESG89 Group – ma rappresenta un primo grande stimolo per rafforzare l’economia di queste due regioni del Centro Italia. Lavoreremo sugli asset che contraddistinguono questo territorio, sulle caratteristiche professionali e umane e sulle prospettive di sviluppo. Il 2019 sarà un anno ricco di appuntamenti.

Il primo, il 18 aprile sarà incentrato sul comparto del Food e del Pet-Food; il 10 maggio esalteremo le oltre 700 realtà imprenditoriali che con le performances di bilancio fanno grande queste regioni, a settembre parleremo di turismo e di territorio e infine a novembre la seconda edizione del Glocal Economic Forum ESG89>.

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Cisl di Marche e Umbria dibattono su economia e sviluppo – ESG89 Group attore in campo per rafforzare le sinergie

1 anno e 2 mesi, ecco la media della durata delle legislature dal dopoguerra

Mar 09, 2019

Crisi di Governo all’italiana? La riduzione dei tempi della legislatura a tre anni come possibile rimedio alla costante instabilità
1 anno e 2 mesi, ecco la media della durata delle legislature dal dopoguerra
Il commento di Antonio Baldaccini UmbraGroup – Giovanni Giorgetti ESG89 – Giuseppe Rivetti Università di Macerata

ESG89 Group ha voluto verificare con dovizia di dati lo scandire dei governi dal dopoguerra ad oggi (vedi tabella allegata). E come risulta plasticamente l’Italia, proprio per la sua struttura istituzionale, ha dimostrato tutta la sua fragilità di governo. Fragilità di governo che fa il paio, però, con fragilità di visione del Paese.

<Oggi, inoltre, viviamo un momento dove la velocità dei cambiamenti e la volatilità dell’elettorato determinano alternanze di governi molto differenti tra loro per valori e programmi – commenta Giovanni Giorgetti Ceo di ESG89 Group – generando instabilità e cambiamenti repentini tutt’altro che duraturi. Si assiste a provvedimenti di un governo completamente smantellati da quello successivo. Questo stato di cose in apparenza rende vivace la dimensione politica, in realtà produce finte riforme di corto respiro, più attente ai consensi elettorali immediati che alle concrete esigenze del Paese. Uno scenario così instabile – prosegue Giorgetti – ostacola gli investimenti degli operatori economici, che per definizione hanno bisogno di un orizzonte di medio lungo periodo>.

Dello stesso tono il commento che abbiamo chiesto ad Antonio Baldaccini (Ad UmbraGroup) che ha voluto affermare quanto… nel mondo della pizza c’è sempre un grande rimpasto. Il nostro modello politico è culturalmente metabolizzato e accettato tra gli italiani, che sono poco curiosi a sperimentare nuovi modelli politici e sociali necessari per determinare nuovi assetti comportamentali in un mondo sempre più globale.
C’è bisogno di innovazione e tecnologia a supporto di chi governa. Ma i problemi di uno stato non si risolvono urlando nelle piazze o scrivendo nei blogs, né tanto meno facendo tweet o postando su Facebook. Ogni giorno ai nostri politici è richiesto di agire con competenza, passione e determinazione al fine generare valore e lavorare per il bene comune di tutti gli italiani>

Giuseppe Rivetti (Professore di Diritto Tributario – Università di Macerata) ha dal suo canto commentato così i dati  <Riduciamo i tempi della legislatura a tre anni come possibile rimedio alla costante instabilità!!
L’articolato studio, infatti, dimostra la strutturale incapacità degli esecutivi di rimanere in carica per tutta la durata della legislatura (cinque anni). Salvo rare eccezioni, nessun governo è riuscito a restare in carica per un periodo superiore ai tre anni (la media si attesta attorno a un anno e due mesi). Ciò suggerisce una riflessione sui tempi della legislatura, poiché le evidenze rischiano di rendere privo di effettività l’art. 60, primo comma, della Costituzione: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.
Del resto, un Parlamento che continui ad essere slegato dalle sorti degli esecutivi, come attualmente configurato dalla nostra Costituzione, può determinare un allontanamento sempre crescente degli elettori  –  non a caso l’astensionismo in alcune zone del Paese supera il 50% – .

 Peraltro, appare opportuno evidenziare come l’obiettivo della nostra Costituzione sia quello di creare un rapporto reale con il territorio. Risulta, quindi, coerente sotto un profilo politico, l’esistenza di un legame temporale tra gli eletti e gli elettori che valorizzi in modo esclusivo la durata di quel rapporto primario (e non sopravviva alla volontà espressa con il voto).

In ogni caso, l’instabilità dei Governi rappresenta una costante della nostra storia parlamentare. Durante la prima Repubblica –   dal 1945 al 1994 –  i governi venivano eletti per poi cadere con una frequenza di poco superiore all’anno. Nel tempo delle post-ideologie e della progressiva scomparsa dei partiti, la situazione, se possibile, peggiora. Scompaiono punti di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità che snatura le identità personali e collettive, con inevitabili incidenze negative sulle vicende politiche di cui sono parte.
In tale contesto la riduzione temporale della legislatura a tre anni, accompagnato da una revisione del sistema bicamerale e riduzione del numero dei parlamentari, potrebbe rendere l’azione degli esecutivi più funzionale e scoraggiare la ricerca di ‘soluzioni altre’>.

Per approfondimenti: Tel. +39 075.5994 – www.esg89.it

 

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