L’imprenditore e il territorio: binomio spesso vincente

Apr 07, 2019 by gef in  Uncategorized

Giuseppe Rivetti, Professore di Diritto tributario e Pianificazione fiscale internazionale, nell’Università di Macerata

Nell’economia contemporanea il rapporto tra impresa e territorio risulta sempre più condizionato dalle complesse variabili della globalizzazione economica. L’impresa tende ad avere una configurazione geografica sempre più dispersa, alla naturale ricerca di luoghi capaci di offrire una maggiore efficienza produttiva e di mercato.
In particolare l’imprenditore, nei modelli di sviluppo, tiene in costante considerazione alcune libertà fondamentali riconosciute dai Trattati dell’Unione europea: libertà di stabilimento (articolo 49 TFUE) e libera prestazione dei servizi (articolo 56 TFUE) che garantiscono la mobilità aziendale e risultano strettamente funzionali alla crescita e allo sviluppo delle imprese.
Tuttavia pur consapevoli dell’efficacia di una ponderata pianificazione fiscale internazionale, il legame con il territorio e i suoi stakeholders, può rappresentare un valore aggiunto identitario nello sviluppo e gestione dell’impresa. Un’alleanza in cui entrambi i soggetti si sentano protagonisti di un progetto di successo.

Pensiero di Giuseppe Rivetti

 

Leggi anche i pensieri di:

Giovanni Giorgetti, ESG89 Group Srl

Michela Sciurpa, Vitakraft Spa

Fabio Menghini,  Università di Perugia

Antonello De Lucia, TWS

Luca Ferrucci, Università degli Studi di Perugia

Massimo Marotta – Università Politecnica delle Marche

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L’imprenditore e il territorio: binomio spesso vincente

Umbria e Marche, un sostanziale contributo alla Food Industry

Feb 02, 2019

Nell’ultimo biennio la produzione alimentare italiana è ritornata a crescere, dopo 4 anni di incertezza, raggiungendo i 137 miliardi di euro nell’anno 2017, con un aumento del 2,6% sull’anno precedente: ciò è dovuto essenzialmente a due motivi riconducibili all’incremento dei prezzi alla produzione e alla positiva performance delle esportazioni. I ricavi complessivi dell’export sfiorano i 41 miliardi di euro se si considera anche il comparto primario che, da solo, ha fatto registrare un fatturato pari a 8,5 miliardi. L’Italia si dimostra quindi molto vicina all’obiettivo dei 50 miliardi di euro annunciato dal governo durante l’Expo di Milano (2015).

ESG89 Group, avvalendosi dei bilanci delle società di capitali del comparto Food Industry, si impegna a fornire una panoramica istantanea dell’andamento di questo settore sul territorio umbro-marchigiano, con l’obiettivo non solo di esaltare le differenze tra le due regioni, ma anche di inserirle in un’ottica nazionale. I risultati sono pubblicati nell’ANNUARIO ECONOMICO UMBRIA-MARCHE 2019-2020. Nel dettaglio, i criteri di ESG89 hanno esaminato 374 società rilevanti in grado di garantire un valore della produzione superiore al milione di euro.

Nelle Marche, tra le 214 aziende visionate, sono tre le società, tutte con sede a Jesi (AN), che presentano un fatturato compreso tra 100 e 500 milioni di euro: Fileni Simar S.r.l., Gruppo che costituisce il terzo produttore italiano nel settore avicunicolo e primo in Europa per le carni avicole biologiche, Carnj Società Cooperativa Agricola, azienda specializzata nella lavorazione delle carni sempre appartenente al Gruppo Fileni e Cooperlat Società Cooperativa Agricola che si colloca tra i primi gruppi lattiero-caseari italiani, rispettivamente con 336.631.443, 300.469.803 e 214.314.598 euro di fatturato. Tra le 160 realtà del territorio umbro, le società che superano i 100 milioni di fatturato risultano essere sei: Monini S.p.A., Costa D’Oro S.p.A., Pietro Coricelli S.p.A., oleifici dello spoletino con fatturati di 151.309.416, 142.247.629 e 115.779.471; Farchioni Olii S.p.A. di Giano dell’Umbria (PG) che registra 141.429.056 euro, Eskigel S.r.l., azienda di Terni produttrice di gelati con un fatturato di 127.956.248 euro e Mignini & Petrini S.p.A. di Assisi (PG), produttore di mangime con ricavi che ammontano a 105.956.724 euro.

Il fatturato aggregato delle compagini umbro-marchigiane non riflette sostanziali differenze e sfiora, in entrambi i casi, i 2,5 miliardi di euro: in Umbria la provincia di Perugia annovera 2.009.727.336 euro mentre quella di Terni 351.039.202 euro; nelle Marche Ancona raggiunge 1.395.221.366 euro, Ascoli Piceno 420.947.947 euro, Pesaro-Urbino 302.180.137 euro, Macerata 298.142.875 euro precede Fermo con 78.683.362 euro.

Particolarmente interessanti sono le statistiche relative ai settori nelle due regioni: nel territorio marchigiano il 75,7% del fatturato regionale fa riferimento al settore alimentare, il 23% al settore agricolo e soltanto l’1,3% riguarda la produzione di prodotti per l’alimentazione degli animali; in Umbria prevale ancora, naturalmente, il settore alimentare con una percentuale seppur ridotta pari al 63% del fatturato regionale aggregato, il 34% è riconducibile al settore agricolo e, infine, circa il 3% dei ricavi riguarda la produzione di cibo per animali.

Experiencing FOOD & PET in programma il 18 aprile 2019

(Fonte: IoConosco.it, IoValuto.it)

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Maggiori informazioni sull’ Annuario Economico Umbria-Marche 2019-2020

Programma 2019 Forum ESG89

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Premio produttività per i dipendenti Ferrero

Gen 01, 1970

L’accordo tra il colosso dolciario e i sindacati ha stabilito un monte di 2.150 per dipendente

Durante un incontro aziendale sulle prospettive di produzione, gli andamenti di mercato e i vari programmi di investimento per gli stabilimenti, per i 6000 lavoratori della Ferrero è giunta una buona notizia.

Le rappresentanze sindacali avuto una stima sul premio produttività per l’anno 2018, calcolato in base a due parametri: risultato economico e risultato gestionale.

Questi due elementi concorrono rispettivamente a determinare il 30 e 70 per cento del premio, legato anche all’andamento specifico di ogni stabilimento e area.

Una nota senz’altro positiva che si aggiunge alla recente acquisizione da parte di Ferrero del ramo dolciario di Nestlè negli Stati Uniti.

La mossa aziendale ha infatti permesso al colosso di Alba di posizionarsi come terza più grande società dolciaria in America.

 

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Premio produttività per i dipendenti Ferrero

“Il bisonte” acquistato per 100 milioni di Euro da “LOOH HOLDINGS INC”

Gen 01, 1970

Il celebre marchio di accessori di pelletteria è stato venduto da Palamon Capital Partners (società specializzata in growth investing) per il 100% a Looh Holdings Inc, società giapponese che si occupa del settore dell’abbigliamento, quotata nella borsa di Tokyo.
Looh Holding Inc ha acquistato il marchio per 100 milioni di euro, tre volte la cifra pagata nel 2015 da Palamon quando l’acquistò da Wanny Di Filippo, fondatore dell’azienda nata nel 1970 che era inizialmente una bottega artigianale a Firenze e che ha portato, con il consenso del Sig. Di Filippo, il marchio ad una crescita esponenziale, grazie al piano di transizione ed investimento.
Grazie a Sofia Ciucchi, oggi CEO de “Il Bisonte” e al presidente Giacomo Santucci,  Il Bisonte ha attuato una strategia di espansione internazionale sia  tramite l’ingrosso che online, aprendo anche degli showroom all’estero.

Sofia Ciucchi commenta così la cessione de “Il Bisonte”: “E’ stato magnifico lavorare con Palamon e portare il marchio a livelli internazionali. Ora siamo pronti e sicuri di un futuro roseo e nuovi orizzonti con la nuova partnership della LOOK HOLDINGS”.

Fabio Massimo Giuseppetti, partner di Palamon, dichiara invece “Siamo estremamente soddisfatti per il lavoro svolto. Noi siamo specializzati nell’aiutare gli imprenditori a convertire le loro aziende portandole a livelli internazionali e maggiormente strutturate, accelerando di molto il loro percorso di crescita. Ne “Il Bisonte”, in particolare, abbiamo trovato un prodotto di qualità eccellente e l’essenza del vero Made in Italy artigianale. Siamo molto soddisfatti del nostro lavoro e ti aver portato questo marchio a livello internazionale”.

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