Giacomo Filippi, patron della Fabiana Filippi Spa, società del ‘lusso’ insieme al fratello Mario, ha le idee molto chiare sulla situazione venutasi a creare con l’arrivo della pandemia.

Vivremo un anno durissimo, molte Pmi non reggeranno e potremo vedere una desertificazione imprenditoriale preoccupante. Giacomo Filippi è anche membro di spicco di Confindustria Umbra e il suo grido di allarme è fondato sulla profonda conoscenza del territorio.

L’unica luce in fondo al tunnel la vede per la seconda parte del 2021.

 Il COVID-19 arrivato all’improvviso fermando il Paese e la sua economia. FILIPPI, che regione e che Italia si immagina fra qualche mese?

Mi immagino un’Italia in piena emergenza economica, con un’incertezza assoluta dovuta ad una domanda assente o quantomeno frenata dalle restrizioni, dalla paura e da una mancata visione a breve’.

Fabiana Filippi Spa, Sede di Giano Dell’Umbria (PG)

Praticamente tutti i settori sono stati colpiti ad eccezione di pochi. Il tessuto italiano costituito perlopiù da piccole aziende già fragili saprà reagire al duro colpo?

Ci perderemo molte aziende non sufficientemente strutturate in termini patrimoniali. Questo tessuto che, nonostante molteplici difficoltà, reggeva, con un calo così forte dei consumi e solo con le proprie forze non terrà. La forza di un’azienda in termini patrimoniali e di risorse umane sarà vincente.
Il presidio dei mercati potrebbe colmare il mancato spostamento delle masse’.

Come vede in generale il mercato della moda e del ‘lusso’ nel biennio 2020-2021?

‘Non potendo contare su un turismo di consumatori, vedo il 2020 molto difficile. Il turismo ricopre un ruolo fondamentale nel mercato dei beni di lusso. Cosa diversa sarà il 2021 auspicabilmente, con un problema salute risolto. Di certo ci sarà una buona ripresa, magari dal secondo trimestre dell’anno’.

In questo momento crediamo ci sia bisogno di scelte coraggiose che possono fare solo i rappresentanti istituzionali.
Associazioni di categoria, Governo e Regione: che giudizio si sente di dare? Stanno comprendendo le istanze di chi intraprende?

‘C’è un vuoto assoluto. Non c’è una politica nazionale che unisce le varie istituzioni e le associazioni più rappresentative del paese. Quando si è divisi è difficile fare scelte forti e con effetto immediato. Gli imprenditori hanno bisogno di programmare e pianificare il futuro della propria impresa.

In un momento così difficile la politica deve sintetizzare e sostenere i fabbisogni e le priorità’.

Fabiana Filippi Spa, Sede di Giano Dell’Umbria (PG)

Da ultimo, Filippi, il tema liquidità alle imprese.

Il Governo ha messo a disposizione solo varie ‘garanzie’ sui prestiti Covid-19 e ha invitato gli imprenditori, a seconda delle dimensioni, ad indebitarsi con tassi di mercato e a breve (5-6 anni). Alle banche ha lasciato l’onere della valutazione del credito.

Ritiene che sia una misura adeguata in un momento così delicato?

‘Non trovo giusto che un imprenditore debba indebitarsi in mancanza di una prospettiva a breve, tra l’altro per un problema non causato da lui. C’è bisogno di misure a fondo perduto per ridare speranza e traghettare la propria impresa. In ogni caso, le misure proposte, ma ancora prive di un decreto attuativo, sono adeguate solo per il periodo di preammortamento, ma inadeguate per la durata ed il costo’.

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Source: MEDIAPRESS CE
Filippi, con il Covid-19 si è palesata una politica nazionale inadeguata e divisoria

Povertà relativa, Umbria maglia nera nel Centro di un’Italia in sofferenza

Gen 01, 1970

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Dal rapporto Istat sul 2017 emerge una preoccupante crescita della povertà relativa in Umbria

 

I dati Istat

I dati Istat sul 2017 parlano chiaro: il 12,6% delle famiglie residenti in Umbria è in situazione di povertà relativa, in crescita rispetto all’11,8% dell’anno precedente.

La media italiana è del 12,3%, quella del Centro 7,9%: Toscana 5,9% (+2,3%), Marche 8,8% (stabile), Lazio 8,2% (-1,5%).

Quando si parla di povertà relativa ci si riferisce al parametro correlato alle difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi in rapporto al livello economico medio; la soglia convenzionalmente adottata a livello internazionale è quella per cui si considera povera una famiglia di due persone con un consumo inferiore a quello medio pro-capite nazionale.

La povertà assoluta – definita anche povertà estrema – è la condizione in cui si dispone, o si dispone con grande difficoltà o non continuativamente, delle risorse primarie per il sostentamento umano.
Non sono disponibili dati regionali sulla povertà assoluta, quelli nazionali vedono più di 5 milioni di persone in tale condizione, in crescita rispetto al 2016.

Un sistema economico in difficoltà

Anche da questi dati, come da quelli emersi sul PIL regionale, si desume una situazione di forte difficoltà per la maggior parte dei soggetti del sistema economico nazionale.

Il PIL nazionale cresce ed è un’opportunità, ma ci sono parti del territorio che faticano a ripartire anche a causa di esternalità funeste quali il sisma che ha interessato il Centro Italia nel 2016.

A questo si aggiungono le tendenze riguardanti il mondo del lavoro che vedono un tasso di occupazione del primo trimestre 2018 fermo al 58,2% ed una dibattito pubblico incentrato su realtà marginali come la gig economy.

I cosiddetti “lavoretti” impiegano solo lo 0,04% della forza lavoro del Paese e, pur restando necessaria una tutela dei gig worker, non si può ignorare un dato ben più allarmante: in Italia il 25,7% dei giovani non studia e non lavora (dati Eurostat).

Il primato europeo per quanto riguarda i Neet, acronimo di not (engaged) in education, employment or training”, non può lasciare indifferenti se inserito del contesto economico in cui si trova l’Italia.

Consapevolezza per una crescita comune

La conoscenza e la piena consapevolezza dei dati economici e delle tendenze non può prescindere da una prospettiva comune: senza fare sistema non è possibile alcun progresso.

Una crescita economica costante ed importante, non limitata all’1,4% del PIL, è alla portata dell’Italia solo se perseguita coinvolgendo i territori di riferimento delle realtà produttive nazionali.

Fare rete valorizzando i territori, includendo la società e sfruttando le innovazioni che – senza una precisa visione economica alle spalle – sono meri strumenti privi di scopo.

Blockchain, smart work, smart contract sono solo vuoti anglicismi se non si rapportano alla concreta realtà economica del Paese; ESG89 Group ne è consapevole e per questo sta organizzando il Glocal Economic Forum Perugia 2018 nel cuore di un’Italia in difficoltà ma non sconfitta, portando a Perugia dall’11 al 13 ottobre i protagonisti dell’economia nazionale legata ai territori.

La società, l’economia, il valore dei territori: questo il tema della tre giorni di convegni, dibattiti, approfondimenti, confronti e incontri tra più di 5 mila tra imprenditori, professionisti, stakeholder e istituzioni. Quest’anno le  Marche, regione ospite, saranno oggetto di approfondimenti e studi dedicati alle opportunità di crescita dando l’opportunità agli imprenditori marchigiani di creare sinergie con le migliori imprese nazionali.

Segui gli aggiornamenti del Glocal Economic Forum Perugia 2018 sui social media seguendo l’hashtag: #GlocalForum2018

Per essere parte del più grande forum economico del Centro Italia richiedi maggiori informazioni alla segreteria organizzativa di ESG89 Group

Glocal Economic Forum Perugia 2018: l’economia reale fa rete e diventa protagonista

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Source: MEDIAPRESS CE
Povertà relativa, Umbria maglia nera nel Centro di un’Italia in sofferenza

Agricoltura Umbria e Marche: la produzione post sisma

Set 10, 2018

Coldiretti mette in campo i numeri dell’agricoltura

Dall’analisi, Umbria e Marche risultano le regioni più danneggiate a causa del sisma del 2016

Dal Villaggio Coldiretti ecco emergere le analisi dei dati sul settore agricolo italiano: risaltano all’occhio le produzioni di Umbria e Marche nel biennio post sisma del 2016, che hanno rispettivamente registrato  -260 milioni e -140 milioni di euro.

Agricoltori e allevatori che hanno subìto danni dal terremoto hanno perso oltre mezzo miliardo di euro, a causa del crollo delle produzioni, ma anche delle vendite (-70%), senza contare i danni strutturali riscontrati nelle stalle, case e fabbricati rurali.

Il settore più colpito è quello dell’allevamento, con la produzione del latte in discesa del 20%. Le tipicità sono in qualche modo sopravvissute: la raccolta della famosa lenticchia di Castelluccio di Norcia è stata di circa 4 mila quintali.

Il PIL dell’agricoltura, sebbene si tenti la ripresa, è ancora inferiore a quello registrato nel 2015: in Umbria rappresentava nel 2017 il -13% e nelle Marche il -6%.

Il Presidente di Coldiretti Umbria, Albano agabiti, ha così commentato i dati della nostra regione:«È necessario che la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia, che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo, ed è per questo che la Coldiretti insieme alla solidarietà è ininterrottamente impegnata con Campagna Amica a garantire uno sbocco al mercato per le produzioni locali».

Intanto, nelle vicine Marche, l’assessore Manuela Bora ha comunicato il numero di domande giunte per il Bando a favore del rilancio delle aree colpite dal sisma. «Sono pervenute 235 domande di investimento per oltre 172 milioni di euro che richiedono contributi pubblici per più di 56 milioni di euro. I programmi presentati – ha dichiarato Bora – stimano un aumento dell’occupazione pari a 790 unità lavorative: 638 a tempo indeterminato, 152 determinato».

Il bando in questione si rivolgeva alle micro, piccole e medie imprese, al fine di promuovere nuove realtà produttive e favorire i processi di ristrutturazione, diversificazione e internazionalizzazione aziendale.

Per l’Umbria e le Marche si prospetta un altro anno di sfide: in occasione del Glocal Economic Forum ESG89 – Perugia 2018, il primo Bilaterale Umbria e Marche, si parlerà di come trovare soluzioni concrete per lo sviluppo dell’economia delle due regioni e non solo.

 

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Source: MEDIAPRESS CE
Agricoltura Umbria e Marche: la produzione post sisma

’I mesi autunnali saranno critici per molti settori’, così Gianni Meneghini di FBM sul post Covid-19. E sul futuro della formazione universitaria critica: ‘Abbiamo troppi Atenei ed in molti di questi una formazione universitaria da paese decadente’

Mar 06, 2020

Gianni Meneghini, vice presidente delle Fornaci Briziarelli di Marsciano, ha le idee molto chiare sulle conseguenze del Covid-19 per l’economia regionale e nazionale: l’autunno sarà molto delicato per molti settori produttivi anche perché la mancanza di liquidità farà sentire tutte le difficoltà del momento.

In questa ‘conversazione’ con ‘cuoreeconomico’, inoltre, l’imprenditore non lesina critiche all’operato del Governo Conte.

Meneghini, dal 3 giugno l’Italia è ripartita togliendo i limiti di spostamento fra regioni. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi ha, però, evidenziato il rischio disoccupazione per un milione di posti di lavoro. Quale la sua impressione?

‘Ho l’impressione che oggi in Italia ci siano troppi comitati, servirebbe invece un governo capace di decidere rapidamente ascoltando la voce di chi fa impresa e si trova a fronteggiare la crisi. Oltre al sicuro risparmio di costi, si avrebbe un immediato confronto sulle politiche da attuare, preferendo la praticità alla teoria. Certamente la pragmaticità del nuovo Presidente Bonomi potrebbe contribuire a ridurre i numeri della disoccupazione attesa’.

In quanto tempo se ne uscirà?

‘I mesi di settembre ed ottobre saranno critici per molti settori, la liquidità potrebbe creare il blocco di molte attività, se ne uscirà solo togliendo di mezzo l’insopportabile fardello di burocrazia che ci ingessa. Un pensiero all’edilizia, a cosa serviranno i bonus se il loro termine resta strettissimo, quando solo per ottenere una autorizzazione dai pubblici uffici serve un anno? L’Italia ne uscirà solo se le assunzioni saranno fatte da chi produce, non da chi amministra’.

La sua azienda come ha reagito, come si è organizzata all’arrivo del Covid-19 di fine febbraio?

‘La nostra azienda era già organizzata ad evitare i contagi ben prima della fermata produttiva a cui siamo stati obbligati. Negli stabilimenti i dipendenti mantenevano distanze ben superiori a quelle richieste dalle nuove normative, e negli uffici avevamo già separato gli impiegati, ma si è voluto procedere con i famigerati codici ateco, facendo poi ripartire molto più tardi del necessario regioni virtuose come l’Umbria per non avvantaggiare nessuno, a discapito del pil italiano…peccato!’

Parliamo del mondo universitario. Un tema che ci sta particolarmente a cuore. Quale è la sua opinione da imprenditore che probabilmente si attende ragazzi pronti e preparati per la sua azienda?

‘Ho un figlio di 17 anni che studia in Canada, è stata una decisione sofferta. Lì la formazione fornisce meno cultura e più preparazione pratica di quella italiana. Abbiamo forse troppi atenei ed in molti di questi una formazione universitaria da paese decadente, i neolaureati non hanno esperienza del mondo reale. Guardiamoci intorno, capiamo perché altri paesi si muovono diversamente da noi, e smettiamo di pensare di essere sempre i migliori’.   

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Source: MEDIAPRESS CE
’I mesi autunnali saranno critici per molti settori’, così Gianni Meneghini di FBM sul post Covid-19. E sul futuro della formazione universitaria critica: ‘Abbiamo troppi Atenei ed in molti di questi una formazione universitaria da paese decadente’

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