Da Amazon a Papa Francesco: innovazione, economia, etica

Gen 01, 1970 by gef in  Uncategorized

Amazon ha annunciato recentemente l’apertura a New York del suo supermercato Amazon Go. Amazon, la società che ha superato in questi giorni la quota record di 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione in borsa.

Per avere un’idea del valore è poco meno della metà del debito pubblico della nostra Italia.

Amazon Go è una sorta di supermercato senza casse e quindi senza personale nel quale ognuno potrà entrare liberamente e per ogni prodotto preso e scelto sullo scaffale si dovrà scansionare il codice QR creato dalla APP di Amazon e il conto verrà addebitato automaticamente sulla carta di credito.

L’e-commerce diventa dunque anche luogo fisico? Quasi perché il personale addetto alle casse non ci sarà.

In questi giorni in Italia è scoppiata la polemica sulle aperture domenicali dei negozi. Il 25% rimarrebbe aperto a turno, secondo la proposta del Governo del cambiamento.

Ma leggendo la notizia di Amazon mi è sorta una domanda: la nostra società si sta interrogando sul futuro prossimo delle nuove generazioni, sul futuro delle prospettive di lavoro dei prossimi anni oppure attende che provvedimenti ‘tampone’ possano solo allontanare la desertificazione delle nostre città e soprattutto dei nostri paesini di provincia?

Una cosa è certa: la tecnologia sta avanzando più di quanto noi pensiamo.

Ma è altrettanto certo che non è possibile tollerare che un solo ‘player’ (Amazon) mondiale possa giocare sulla vita di milioni di persone arricchendosi in modo spropositato!

Papa Francesco nella recente intervista illuminata al Sole 24Ore ha dichiarato: “lavoro e genio creativo per un nuovo ordine economico”.

È mia impressione che il Santo Padre si stia interrogando sul  grande e repentino cambiamento in atto nella società e di come rimediare alle storture sociali ed etiche che sta producendo.

 

Giovanni Giorgetti – CEO ESG89 Group

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Source: MEDIAPRESS CE
Da Amazon a Papa Francesco: innovazione, economia, etica

Malizia (Ciam) il Covid-19 è l’occasione per sfoltire la burocrazia che ci inchioda a terra

Feb 05, 2020

Federico Malizia è a capo della Ciam Spa, azienda di famiglia che opera da decenni nell’arredamento e nel design per bar, ristoranti e pasticcerie in Italia e all’estero; insomma in quei settori duramente colpiti a livello globale dal Covid-19.

Il momento è particolarmente delicato poiché la catena del valore e soprattutto dei clienti e dei relativi pagamenti si è praticamente immobilizzata.
L’inguaribile ottimismo unito ad un sano realismo dimostrato da Malizia nell’intervista, ci evidenzia quanto mai come ora ci sia la necessità di fare presto nell’arginare l’emergenza e al contempo di procedere ad una vera e drastica rimodulazione dell’organizzazione amministrativa e burocratica del Paese.

Il COVID-19 arrivato all’improvviso e con l’emergenza sanitaria ha praticamente fermato il Paese e la sua economia. Malizia, che regione e che Italia si immagina fra qualche mese?

E’ difficile immaginare lo scenario tra qualche mese, ci sono tante variabili che non possiamo prevedere, basta pensare alle aspettative che avevamo a gennaio e alla realtà che stiamo vivendo adesso; sicuramente ci aspettano mesi di incertezza e indebolimento finanziario/patrimoniale dovuto alla drastica riduzione dei fatturati’.

Ciam Spa – Stabilimento

Praticamente tutti i settori dell’economia sono stati colpiti dal Covid-19 ad eccezione di alcuni. Le banche, a suo giudizio, stanno supportando le Pmi in questo particolare momento?

‘Direttamente non abbiamo richiesto ancora finanziamenti o aiuti al sistema bancario se non per congelare fino a settembre alcuni mutui come previsto dal decreto Cura-Italia. Posso però rammaricarmi del fatto che buona parte dei nostri clienti (italiani) ha chiesto di prorogare o rinegoziare le scadenze di pagamento di fine mese a testimonianza di una reale difficoltà di accesso al credito. Nell’attuale situazione è fondamentale che le aziende siano responsabili e rispettino gli impegni con i fornitori altrimenti rischiamo che salta tutto il sistema e per fare questo abbiamo bisogno di liquidità e meno burocrazia’.

(LEGGI ANCHE ARTICOLO Manini, vinciamo il Covid-19 investendo sul capitale umano)

Come vede il mercato del design e dell’arredamento nel biennio 2020-2021?

‘Voglio essere positivo: partendo dalla fotografia di oggi il mercato del design e dell’arredamento non può che migliorare visto che abbiamo toccato negli ultimi due mesi un terribile -70%/-80% di ordini acquisiti ma temo che prima di vedere i livelli dell’esercizio 2019 ci vogliano più di due anni’.

Questo sarebbe momento di scelte coraggiose che possono le istituzioni. Che giudizio si sente di dare? Stanno realmente comprendendo le istanze di chi intraprende?

L’emergenza COVID-19 ha investito il nostro paese trovando le condizioni della tempesta perfetta: un governo debole, improvvisato e litigioso, i sindacati che hanno visto nell’emergenza la possibilità di riapprezzarsi nei confronti dei lavoratori oramai stanchi e delusi, una Confindustria che proprio nel pieno dell’emergenza stava cambiando il presidente e un’economia già in grave stato di salute che stava provando faticosamente a rialzare la testa. In cuor mio ho sperato che questa grave crisi ci aprisse gli occhi su quello che ostinatamente non vogliamo vedere: l’eccesso di burocrazia, l’incomprensibile mancanza di una legge elettorale funzionale a una necessaria stabilità politica, gli sprechi del nostro sistema amministrativo, l’egoismo sociale e la scarsa coesione nazionale e civica. Se non affronteremo da subito questi temi fondamentali non potremo cavarcela sperando nel solito miracolo delle nostre imprese. Oggi serve il coraggio di cambiare le regole che ci inchiodano a terra e non ci fanno prendere il volo’.

(LEGGI ANCHE ARTICOLO Tomassini (Vetrya) con il Covid-19 la vita del mondo è stata messa in ‘pausa’)

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Malizia (Ciam) il Covid-19 è l’occasione per sfoltire la burocrazia che ci inchioda a terra

Istat, export extra-UE in calo a settembre 2018

Gen 01, 1970

L’Istat stima un forte calo dell’export extra-UE italiano nel mese di settembre 2018, surplus commerciale in diminuzione

Export extra-UE a -3,7% rispetto all’ultimo rilevamento, calo di quasi tutti i raggruppamenti principali di industrie, fanno eccezione i beni durevoli di consumo che registrano un aumento dell’1,15%; energia a -13,9%, beni intermedi a -4,3%.

In negativo anche l’andamento congiunturale dell’ultimo trimestre, che segna -0,6% dell’export extra-UE; sempre su base trimestrale i beni strumentali soffrono un -3,8%.

Export extra-UE in diminuizione anche su base annua per il mese di settembre 2018: -7,3%, considerando la correzione per i giorni di calendario -3,1%. Male i beni strumentali (-13,2%) ed i beni di consumo durevoli  (-7,1%).

La stima del surplus commerciale a settembre 2018 è di +79 milioni di euro, drastica diminuzione rispetto a +3.521 milioni di settembre 2017.

Le stime delle esportazioni a settembre 2018: Turchia (-31,1%), Russia (-24,9%), Medio Oriente (-18,6%), Paesi MERCOSUR (-18,3%), Giappone (-17,5%), Cina (-17,3%).

Aumentano soltanto le vendite di beni verso i Paesi ASEAN (+4,5%)..

 

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Istat, export extra-UE in calo a settembre 2018

I viaggi della speranza degli umbri su Milano

Feb 02, 2019

Il gap delle infrastrutture pesa molto rispetto ai nostri amici fiorentini o bolognesi o romani che sono ad appena 1-2 ore di auto da noi ma che per salire sul Frecciarossa o Italo hanno un’opportunità ogni ora o anche di più.

Svegliarsi alle 4 di mattina per prendere il treno della speranza alle 5:10 è sicuramente un bel sacrificio.

Meglio che ci sia? Certo. Ma è come dire meglio qualcosa che niente. L’accontentarsi!

Cosa fare? Investire subito su più collegamenti veloci su Roma o Firenze per poter prendere le coincidenze. Questo aiuterebbe anche chi deve venire in Umbria: turisti e manager, lavoratori e imprenditori.

Una regione lontana dai centri di potere economici paga sicuramente un gap. E lo stiamo sentendo.

Giovani laureati che scappano al nord o all’estero perché non hanno un futuro, paesini che si spopolano; società in difficoltà nell’attrarre manager da fuori regione con il conseguente ritardo nella produttività aziendale.

Insomma, oramai i tatticismi non sono più accettabili. Anche perché si sommano alle continue ‘voci di corridoio’ sull’aeroporto e sul suo futuro. E sinceramente gli umbri meritano di meglio.

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Programma 2019 Forum ESG89

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I viaggi della speranza degli umbri su Milano

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